La Repubblica.A lezione di corruzione per riuscire a evitarla di Gianluca di Feo

A lezione di corruzione per riuscire a evitarla di Gianluca di Feo

Michele Corradino raccoglie un campionario del malaffare italiano rivolto soprattutto ai ragazzi. Dove le intercettazioni diventano materia di studio
«La mucca deve mangiare per essere munta». I maestri delle tangenti hanno le idee chiare e un linguaggio che riesce a farsi sempre capire. Non c’è bisogno di essere espliciti: tutti sanno e quindi colgono al volo il significato delle allusioni o persino delle pause, quegli spazi vuoti nei discorsi che aspettano di essere riempiti con una mazzetta. Agli inizi di Mani Pulite i magistrati del pool milanese la chiamarono “corruzione ambientale”, l’habitat in cui si finisce per andare avanti negli affari o nella carriera: un’atmosfera avvelenata e invisibile, che tutti finiamo per respirare sin dall’adolescenza. Più o meno consapevolmente, trasmettiamo ai giovani l’idea che la retta via sia smarrita o addirittura non sia mai esistita: la strada del successo è la scorciatoia, che richiede poca fatica e tanta furbizia. È normale… lo fanno tutti, come si vanta un altro imbonitore del malaffare. Proprio questa è la frase che dà il titolo a un piccolo saggio pubblicato da Chiarelettere, scritto con l’intento di spiegare ai ragazzi tutte le facce della corruzione ma che si presta a fare da manuale di autocoscienza pure per gli adulti ormai assuefatti alla slavina morale italiana. Non solo per la competenza dell’autore: Michele Corradino è uno dei commissari dell’Anac, la prima struttura statale creata per prevenire la corruzione, con una lunga esperienza di giudice amministrativo.
Corradino sviluppa la sua analisi proprio a misura di adolescente: senza prediche o sermoni etici, affida il racconto alla voce diretta dei cattivi maestri: trasforma le loro “lezioni”, registrate nelle intercettazioni di centinaia di indagini, nello strumento per illuminare l’anima nera del Paese. Non a caso, si parte con il capitolo sulla “corruzione in famiglia”, con i genitori che spiegano ai figli che le raccomandazioni contano più dei meriti, con padri che a tavolo si vantano: «Io vivo di imbrogli ». In una telefonata un uomo istruisce il suo erede sulla gestione della prima tangente: «Tu digli solo 150. Poi stai attento che tutto avvenga con discrezione», è il viatico dell’iniziazione. Non ci sono vecchie storie: cosa capirebbero i ragazzi di Enimont? Meglio mostrargli il marcio nello sport, con le partite vendute e i fuoriclasse messi da parte per dare posto agli amici degli amici. Meglio che si rendano conto che la corruzione non è fatta solo di bustarelle ma è diventata disprezzo di qualunque merito. In fondo, tutti i giovani finiscono per rendersene conto quando vanno all’estero e scoprono una normalità di lavoro in regola e di atenei che premiano il talento.
Pessimistico? Tutt’altro. Come spiega nell’introduzione Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, questo libro «non provoca frustrazione perché indica una direzione alternativa e invita i più giovani a reagire». E stare attenti a non farsi rubare il futuro.

 

 

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