Il Tempo. «Adesso vi racconto l’Italia del malaffare» di Tiziana Balsamo

Visto dall’Anac il volume «È normale, lo fanno tutti»
Il libro di Corradino, braccio destro di Cantone

Non è un manuale di diritto amministrativo, non un vademecum politicamente à la page, nè un libro da comodino. «È normale… lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori» è il racconto declinato in modo assolutamente originale, e non scontato, dell’Italia del malaffare. Un affresco acuto e anche un po’ beffardo di questo nostro tempo. Nessun nome. Solo fatti, anzi, misfatti, raccolti non certo per sentito dire.

Chi scrive è Michele Corradino dal 2014 commissario dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac), braccio destro di Raffaele Cantone, con la toga già ai tempi di Tangentopoli. Perchè? Per spiegare che può e deve esserci una via d’uscita, «per provocare nei giovani la rabbia contro chi si è arreso» ha spiegato l’autore del volume, edito da Chiarelettere e presentato ieri da Raffaele Cantone tenutosi presso la Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi. «C’è l’idea che il corrotto e il corruttore siano soggetti furbi e vincenti. È assolutamente necessario invertire questo modello culturale: bisogna far comprendere che chi corrompe e si fa corrompere ruba a noi. Manca questa percezione della corruzione come danno a tutti».

Prefazione di Cantone e poi atti di indagini, trascrizioni telefoniche di intercettazioni, dialoghi, discussioni. E uomini di ogni tipo e ogni genere: dirigenti, imprenditori, amministratori pubblici, amministratori e poi padri, madri, amanti, amici, familiari e parenti dei parenti per raccontare uno spaccato di Italia malato sino al midollo (stando al Corruption Percepitions Index 2015 di Trasparency International in fatto di corruzione il Bel Paese si conferma tra i Paesi non virtuosi, al 61° posto su 168 Paesi nel Mondo). Quello della corruzione made in Italy. Uno straordinario luogo comune. Raccontato in chiave non convenzionale, a tratti anche ironica per essere accessibile e comprensibile anche a chi un0aula di tribunale non l’ha mai vista. C’è il papà che insegna al figlio come farsi accreditare per ottenere la direzione dei lavori Expo. Il figlio che spiega al padre quale è il modo migliore per riciclare denaro sporco. La madre consola il figlio in quanto in materia di affari truccati non è proprio all’altezza del papà. L’imprenditore che dice alla moglie «il 95% di cose di cui mi occupo sono reati, cose vietate dalla legge». Dal canto suo lei «come giustamente dici tu, non è la bravura…è pagare le mazzette». La famigerata tangente. Che secondo Corradino «è solo l’ultimo tassello – non più l’unico ed esclusivo – del complesso sistema del malaffare italiano». Il momento in cui si compie il reato di corruzione è solo l’ultimo passaggio di un effetto cascata: clientelismo politico, cricche, mancanza di trasparenza e di controlli ed un clima culturale che accetta il sistema delle mazzette, il «così fan tutti» tanto per intenderci. Diventato un vero e proprio sistema criminale, un modus vivendi per alcuni, amplificato dagli effetti devastanti della crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese e ha favorito l’attività spregiudicata di chi, imprenditori, affaristi e pseudolobbisti, ha perseguito l’obiettivo unico di arricchirsi a scapito di una collettività ormai allo stremo. L’effetto è il sovrastare degli interessi particolari, delle lobby economiche, delle clientele regionali, dei singoli e del loro circondario locale. Così la corruzione dilaga, le mafie si affermano con le loro regole, i ricatti, il denaro illegale e gli illegali profitti. Per la conquista d’un appalto, un posto di lavoro, un incarico importante e, quindi, del potere che dà a sua volta la possibilità d’essere corrotti, corruttori e corrompibili. Più o meno così van le cose. Ma quale è l’antidoto contro l’«assuefazione» al malaffare? Come ci si libera dal male endemico della corruzione? «Fondamentale», secondo Corradino, «è operare una svolta culturale che cominci con la ricerca della matrice del fenomeno corruttivo. Con una attenta, oculata disamina degli effetti diretti e indiretti. I tanti ragazzi incontrati nelle scuole mi sono sembrati ricettivi. Da qui bisogna ripartire perchè la corruzione che uccide il merito, non rubi loro anche il futuro». Tiziana Balsamo

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